"Valori e valore dell'uva italiana" E-mail
03 Mag, 2010 at 02:50 PM
Gli antichi Romani la chiamavano uva cibaria, per distinguerla da quella da vino, e ne erano davvero molto ghiotti. Il consumo di uva da tavola risale però ancora più indietro nel tempo - si hanno tracce della sua coltivazione di ben 5mila anni fa - e testimonia quanto questo frutto abbia da sempre conquistato il palato degli uomini. Oggi questo frutto squisito è una ricchezza del Belpaese, dove prospera un po' ovunque, soprattutto nel Mezzogiorno, dove la prolungata esposizione al sole assicura ai grappoli una polpa soda, una buccia sottile e una spiccata componente zuccherina. Non è dunque un caso che l'Italia sia fra i Paesi che detengono la leadership nella produzione mondiale di uva da tavola. Con i suoi 13 milioni di quintali prodotti (su una produzione globale di 170 milioni di quintali), l'Italia è il paese leader europeo per la produzione e l'esportazione, occupando a livello mondiale il 4° e il 2° posto.
Ancora una volta Bayer CropScience punta i riflettori sui valori noti e meno noti di un prodotto agricolo nazionale e di un alimento dalle riconosciute proprietà nutraceutiche. E lo fa con la pubblicazione del volume "L'uva da tavola", decima uscita della collana “Coltura & Cultura”, che è stata presentato il 20 aprile a Bari durante l'incontro "Valori e valore dell'uva da tavola". Il convegno è nato dalla volontà di confrontarsi e sviluppare nuove strategie per far conoscere pregi e virtù della produzione agricola nazionale e comunicarli al consumatore, al mondo della ricerca e agli operatori del settore.

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